La scultura tra purezza e opposizione
L’opera di Tagliazucchi non può essere nettamente circoscritta né definita. Al massimo si può tentare di avvicinarsi alla sua scultura attraverso contrasti e forze che sembrano opporsi.
«Non c’è monotonia e non c’è silenzio della materia.»
Traduzione italiana dal francese. Fonte: Testo per il catalogo della mostra, Musée de Saint-Maur, 1984.
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Traduzione italiana integrale
L’opera di Tagliazucchi non si lascia circoscrivere. Non si lascia definire. Tutt’al più, è attraverso un insieme di contrasti e il ricorso a forze e tecniche contrapposte che si può tentare di avvicinarsi alla sua scultura.
È anzitutto il sottile gioco che si instaura tra una scelta di purezza, di semplicità, e una ferma volontà di rompere con un trattamento troppo accademico e «armonioso» della materia a colpire lo sguardo e a suscitare interesse.
La purezza essenziale dello stile di Tagliazucchi risiede tanto nelle forme essenziali che utilizza quanto nell’estrema cura che dedica alla lavorazione del marmo, il suo materiale prediletto, spesso scelto bianco e sottoposto a un lungo lavoro di levigatura che lo rende perfettamente liscio e traslucido sotto l’effetto della luce.
Liscia al tatto, neutra nei colori e raccolta nelle forme, questa scultura non rimane tuttavia muta e insignificante. Nessuna monotonia, nessun silenzio della materia.
Tagliazucchi, pur mantenendo discrezione e sobrietà, sa far parlare la pietra e metterla in movimento, senza limitare l’opera a se stessa, ma integrandola sempre nell’ambiente che la circonda. «Giochi di bambini» e «Il Menestrello» non acquistano forse tutto il loro significato nello spazio in cui si sviluppano?
L’armonia lineare delle sue opere è sempre ravvivata, animata, dinamizzata da una frattura che forma un angolo — «Maternità» —, da un’incavatura o da un colpo di scalpello — «Il segno greco», «Il giocatore di rugby» — che rompono il silenzio di concezioni molto uniformi.
In Tagliazucchi, la morbidezza non sfocia nell’informe e la serenità della sua scultura non è mai segno di una banale beatitudine. Al contrario, nonostante il suo rapporto estremamente delicato con la materia, egli sa conferirle vita e movimento intensi.
Conosce anche i segreti per realizzare una scultura potentemente sensuale che, pur essendo dolce e tranquilla, è nondimeno animata da un ritmo profondo e marcato — «La danzatrice».
I contrasti presenti nell’insieme della sua opera riflettono un universo interiore in pieno fermento e un desiderio tenace di comunicazione.
Senza essere veramente figurativa, la sua scultura non è neppure puramente astratta. Pur rifiutando un’arte dell’assurdo e del non-senso, è persino impossibile affermare che Tagliazucchi si collochi nella tradizione di un certo classicismo.
Egli sfugge tuttavia alla volontà di diffondere una concezione semplicemente «estetica» dell’arte e cerca di raggiungere un livello di significato meno immediato.
Egli stesso afferma che poco gli importa imporre un messaggio preciso o dimostrare le proprie verità, nella misura in cui provoca il suo pubblico suscitando una messa in discussione dei valori consolidati.
In definitiva, l’arte di Tagliazucchi non può essere definita da un punto di vista puramente intellettuale, ma richiede, per essere percepita in tutta la sua ricchezza, un coinvolgimento totale, tanto cerebrale quanto sensibile.
Bernadette BoustanyConservatrice, Musée de Saint-Maur — 1984
Testo originale francese — trascrizione dal documento fornito
ESPOSIZIONE MUSEO DI ST-MAUR - 1984
L'œuvre de Tagliazucchi ne se cerne pas. Elle ne se définit pas. Au mieux, est-ce par un ensemble de contrastes et le recours à des forces et techniques qui s'opposent que l'on peut tenter d'approcher sa sculpture. C'est d'abord le jeu subtil qui s'élabore entre un parti pris de pureté, de simplicité, et une volonté ferme de rompre avec un traitement trop académique et "harmonieux" de la matière qui frappe l'œil et éveille l'intérêt. La pureté essentielle du style de Tagliazucchi tient aux formes dépouillées qu'il emploie autant qu'à l'extrême soin qu'il apporte au traitement du marbre, son matériau de prédilection, souvent choisi blanc et faisant l'objet d'un grand travail de ponçage qui le rend parfaitement lisse et translucide sous l'effet de la lumière. Lisse au toucher, neutre dans ses couleurs et ramassée de forme, cette sculpture ne reste pas pour autant muette et insignifiante. Pas de monotonie, pas de silence de la matière. Tagliazucchi, en restant discret et sobre, sait faire parler la pierre et la mettre en mouvement, ne limitant pas l'œuvre à elle-même mais en l'intégrant toujours dans son environnement. "Le jeu d'enfant" et "La Ménestrel" ne prennent-ils pas tout leur sens dans l'espace dans lequel ils s'épanouissent ? L'harmonie linéaire de ses œuvres est toujours vivifiée, animée, dynamisée par une cassure formant un angle - "La maternité" - une échancrure ou un coup de burin - "Le signe grec", "Le joueur de rugby" -qui rompent le silence de conceptions très uniformes. Chez Tagliazucchi, la souplesse n'aboutit pas à l'informe et la sérénité de sa sculpture n'est jamais signe de fade béatitude. Au contraire, en dépit de son rapport tout en finesse avec la matière, il sait lui donner vie et mouvement intenses. Il connaît aussi les secrets pour réaliser une sculpture puissamment sexuelle qui, pour être douce et tranquille, n'en est pas moins animée d'un rythme profond et marqué - "La danseuse". Les contrastes dans l'ensemble de cette oeuvre reflètent un univers intérieur en pleine effervescence et un désir farouche de communication. Sans être vraiment figurative, sa sculpture n'est pas non plus purement abstraite. En refusant un art de l'absurde et du non-sens, il est même impossible de dire que Tagliazucchi est dans la lignée d'un certain classicisme. Il échappe pourtant à la volonté de diffuser une conception simplement "esthétique" de l'art et essaye d'atteindre un niveau de signification moins immédiat. Il dit lui-même qu'il lui importe peu d'imposer un message précis ou de démontrer ses propres vérités, dans la mesure où il provoque son public en suscitant une mise en question des valeurs établies. En somme, l'art de Tagliazucchi ne peut se définir d'un simple point de vue intellectuel mais requiert, pour être perçu dans toute sa richesse, un investissement total, tant cérébral que sensible.
Bernadette BOUSTANY, Conservateur du Musée de Saint-Maur